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Alimentazione e Nutrizione

I premi e biscotti vengono utilizzati molto spesso sia come premio per una corretta azione (educazione del cucciolo, esercizio durante agility, ecc.) sia per soddisfare un proprio desiderio di bene per il proprio animale. Altrettanto spesso, però, premi e biscotti vengono utilizzati in quantità esagerata pensando che la ragione “ma è solo un premietto piccolo” corrisponda a influire marginalmente al fabbisogno calorico del proprio animale: purtroppo non è così. Nell’esperienza clinica personale su decine di migliaia di animali ho notato che le calorie apportate da premi, biscotti e/o dental stick possono arrivare anche al 30% del fabbisogno calorico giornaliero esitando, inevitabilmente, nel sovrappeso e nell’obesità. In ultimo, i dental stick presentano un’azione pulente molto marginale in riferimento all’accumulo di placca e tartaro: come molti specialisti consigliano, per ritardare efficacemente tale accumulo, l’azione migliore è lo spazzolamento meccanico (es., uno spazzolino per bambini).

In una alimentazione bilanciata le ossa non sono necessarie dal punto di vista nutrizionale. Esse vengono fornite agli animali con varie giustificazioni spesso prive di fondamento scientifico e possono anche essere la causa di problematiche anche gravi che potrebbero necessitare di un intervento chirurgico urgente; pertanto è preferibile non dare ossa ai nostri animali.

L’ingestione di feci spesso non ha nessuna relazione con carenze o problematiche nutrizionali ma viene frequentemente associata a problematiche di tipo comportamentale. Una visita con un Medico Veterinario specialista potrà sicuramente aiutare ad indirizzare verso la corretta problematica.

La risposta a questa domanda è molto complessa e scientificamente sono valide molte ipotesi. La preferenza del sottoscritto è, nel caso in cui si sospetti un’allergia alimentare, quella di partire con un cibo idrolizzato e poi, una volta stabilita una dieta in cui l’animale non presenta sintomi, iniziare con i monoproteici.
Purtroppo, come pubblicato recentemente, i cibi commerciali possono presentare un inquinamento di specie, cioè la presenza di più specie animali rispetto a quelle indicate in etichetta; in linea teorica, invece, gli idrolizzati dovrebbero avere una linea produttiva a parte e assicurare quindi la purezza.

Si e no. Per far dimagrire un animale la differenza calorica tra entrate e uscite deve avere un saldo negativo, pertanto devono sia diminuire le entrate che aumentare le uscite. Bisogna però prestare estrema attenzione ai limiti minimi dei nutrienti! Facciamo un esempio con dati inventati: supponiamo che un animale abbia un fabbisogno proteico minimo di 90 g al giorno e col cibo gliene vengano fornite 100 g. Se io uso lo stesso cibo e, per farlo dimagrire, riduco la quantità del 20%, il mio animale introdurrà 80 g di proteine al giorno che è inferiore al minimo! Quindi l’animale dimagrirà ma è più probabile che la ragione sia una perdita di massa magra che non di massa grassa!
Questo esempio banale mostra l’importanza di una visita specialistica anche in caso di dieta per dimagramento.

Una dieta casalinga è composta da una fonte di carboidrati (riso, patata, orzo, farro, ecc.), da una fonte proteica (bovino, suino, cavallo, coniglio, pollo, tacchino, ecc.), da una fonte di fibra (verdure), da una fonte di grassi (olio, burro, ecc.) a da un integratore di vitamine e minerali. Mentre il cane presenta una buona capacità di digerire l’amido, il gatto, da carnivoro stretto, presenta questa capacità in maniera più limitata: pertanto i carboidrati possono essere completamente eliminati dalla dieta del gatto.
Tutti questi nutrienti devono essere bilanciati in base alle linee guida internazionali.
Ci sono molte variabili nella formulazione di una dieta (con o senza carboidrati, BARF, Prey Model, ecc.): quindi il consiglio è di riferirsi ad un Medico Veterinario specialista in nutrizione del cane e del gatto.

Il cibo casalingo presenta vantaggi e svantaggi rispetto al cibo commerciale ma è una alimentazione che può tranquillamente essere fornita al cane/gatto anche tutta la vita! Il punto fondamentale è che sia bilanciata in tutti i suoi nutrienti per evitare carenze che, a differenza di altre patologie, raramente si presentano in maniera evidente e acuta ma spesso in maniera lenta (mesi/anni) e subdola (sintomi aspecifici).
Pertanto il consiglio è di evitare le diete “fai da te” trovate su internet o formulate dal solito “super esperto mondiale” che, spesso, non è nemmeno un Medico Veterinario ma semplicemente una persona che “ho sempre avuto cani e sono sempre stati bene”! Guidare da 20 anni non vuol dire essere un meccanico! Ricordiamoci che una dieta casalinga è formulata in maniera SPECIFICA per quel singolo cane o gatto considerando tutti i fattori: pertanto fatevi formulare una dieta casalinga da un Medico Veterinario specialista in nutrizione del cane e del gatto.

Questa domanda è molto complessa è la risposta troppo ampia per essere soddisfatta in poche righe: qui si ricorda solamente che ogni tipo di alimentazione presenta vantaggi e svantaggi. La cosa fondamentale è che la dieta casalinga, nel caso in cui venga fornita, venga formulata da uno specialista per evitare sbilanciamenti che potrebbero portare a problematiche per il proprio animale.

Il cibo casalingo può essere utilizzato per rendere il cibo commerciale più appetibile ma deve essere somministrato in quantità minime e rispettando le esigenze nutrizionali dell’animale in quel preciso momento. Di norma, per non sbilanciare la dieta, il cibo casalingo non dovrebbe superare il 10-15% del totale calorico giornaliero: in caso contrario, si consiglia di chiedere ad un Medico Veterinario nutrizionista un bilanciamento corretto della dieta. Questo non vuol dire che non deve essere fornita la dieta casalinga ma solo che, in caso di regime ad alimentazione mista, essa deve essere bilanciata.

Il gatto, a differenza del cane, tende ad essere un animale abitudinario e a preferire sia la marca che il tipo (secco vs umido) del cibo che ha sempre mangiato: questo non vuol dire che non ci siano gatti che preferiscano cambiare cibo o cani che non siano abitudinari!
Cambiare il cibo frequentemente può essere utile ma anche, in caso di particolari condizioni cliniche, rischioso: si pensi, ad esempio, a tutti gli animali con problematiche gastro intestinali croniche o animali con patologie varie in cui la variazione del cibo potrebbe alterare un raggiunto equilibrio clinico.
Nel caso in cui si volesse cambiare cibo, il consiglio è di cambiare il cibo gradualmente, inserendo il 25% di cibo nuovo ogni 2 giorni: quindi giorni 1 e 2 con 75% cibo vecchio e 25% cibo nuovo, giorni 3 e 4 con 50% cibo vecchio e 50% nuovo, giorni 5-6 con 25% cibo vecchio e 75% cibo nuovo e poi, dal giorno 7, solo cibo nuovo.

Dipende! Quello che fa la differenza tra “cucciolo” e “adulto” non è la sterilizzazione o meno, ma l’età! Con un esempio si chiarisce meglio: se un gatto di 6 mesi viene sterilizzato, esso non diventerà “adulto”, ma rimarrà un cucciolo sterilizzato. Pertanto il cibo dovrà essere comunque quello per cucciolo ma quello che cambierà saranno le dosi! La castrazione/sterilizzazione riduce di circa il 20% il consumo calorico giornaliero, pertanto la quantità di cibo dovrà essere rivalutata in questa prospettiva tenendo sempre conto dei fabbisogni minimi dei vari nutrienti.

Il tipo di cibo dipende da moltissimi fattori, come la specie, età, sesso, razza, attività, eventuali patologie in corso, ecc. mentre la marca deve essere di qualità buona/ottima per evitare problemi di salute nel tempo: fatevi consigliare dal Medico Veterinario curante e non da social network o blog privi di scientificità e valore medico.
Il gatto, a differenza del cane, è un animale molto abitudinario e tende a preferire sempre lo stesso cibo e la stessa forma (secco vs umido), anche se questo non vuol dire che alcuni gatti preferiscano cambiare e si stufino dello stesso cibo.

Dipende dal fabbisogno energico giornaliero del proprio animale e questo è influenzato da molti fattori come la specie (cane/gatto), l’età (cucciolo, adulto o anziano), la razza (alcune razze sono predisposte all’obesità altre meno), il sesso (intero/sterilizzato), il tipo di attività (in casa, attività sportiva moderata o intensa tipo agility più volte a settimana) e la temperatura media a cui vive (se in casa o fuori all’aperto soprattutto in inverno). Per questo, definire un valore che vada bene per tutti non è possibile ma il vostro Medico Veterinario di fiducia saprà darvi una risposta. La quantità di cibo dipende, pertanto, dal fabbisogno dell’animale e dalle calorie fornite dal cibo, esattamente come capita per l’uomo. Ogni confezione ha una tabella in cui sono indicate le quantità giornaliere minime e massime: se il cane è “robusto”, somministrare la quantità minima, se normopeso una quantità media e se magro utilizzare il valore massimo del range.

Il cane e il gatto hanno abitudini alimentari molto diverse tra loro. Il gatto è predisposto a mangiare poco e spesso durante la giornata, arrivando anche a 20-24 piccoli pasti al giorno e il tipo di alimentazione che solitamente si usa è quella ad libitum, cioè lasciare il cibo sempre presente nella ciotola nell’arco della giornata. Per i cani, la frequenza dei pasti dipende dalla taglia e dall’età. Nel periodo post-svezzamento fino ai 3-4 mesi di età è consigliabile, sia per il tipo di assunzione del cibo che per le dimensioni dello stomaco, alimentare i cuccioli almeno 4-5 volte al giorno. Dopo i 3-4 mesi fino al termine dell’accrescimento è consigliabile somministrare il cibo 3-4 volte al giorno (mattino, pranzo e cena). Nel cane adulto i pasti possono essere 2 (mattino e sera, non pranzo e cena) o anche 3 (mattino, pranzo e cena): soprattutto nei cani di media-grossa taglia la somministrazione del cibo in un unico pasto giornaliero è sconsigliata anche come prevenzione alla dilatazione/torsione gastrica. In ultimo, gli animali che presentano patologie o particolari fabbisogni nutrizionali, dovranno alimentarsi nelle modalità, frequenze e tempistiche indicate dal Medico Veterinario nutrizionista.

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